Se in questi giorni non avete ancora sentito parlare di Pokemon GO, fidatevi, probabilmente avete un problema di connessione con la vostra linea internet. O col mondo, se preferite. Quindi andate su Google, fate una ricerca, capite di che stiamo parlando e poi tornate a leggere questo articolo.

Dicevamo… Nell’ultima settimana, data di lancio ufficiale di questa droga digitale contenente piccoli mostri colorati, Pokémon GO è praticamente in qualsiasi news che possiate leggere, anche sui portali meno accreditati e più insospettabili. E insomma, qualche ragione la possiamo anche comprendere se pensiamo che in soli 7 giorni è diventata l’app col più alto tempo di permanenza in gioco – superiore anche a Facebook – e che ha facilmente scavalcato il numero di utenti attivi di Twitter.

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Il gioco, la cui dinamica è decisamente banale se vogliamo (Catch ‘em all) sta riuscendo in un campo – quello dell’Augmented Reality – dove molti colossi hanno tentato in passato e si sono schiantati (stendiamo un velo pietoso sull’ignobile tentativo di Sony di dire “lo abbiamo fatto prima noi”. Ritenta, sarai più fortunato. Magari prima comprati l’intero franchising dei Pokémon).

Sorvolerei velocemente anche sul tono delle notizie sensazionalistiche – ma che per dovere di completezza riporto – di bambini che trovano corpi morti mentre sono alla ricerca di Pokémon, piuttosto che gente poco raccomandabile che utilizza i Lure (degli oggetti che permettono di attirare Pokémon in determinati punti del territorio) per rapinare gente. Sì, sono dei side-effect poco simpatici, ma forse come sempre sono le persone a “rovinare uno strumento” e non lo strumento in sé ad avere dei problemi. Ma sono anche abbastanza sicuro che Nintendo vorrà e proverà a porci rimedio.

Fa anche abbastanza ridere pensare che proprio una società come Nintendo che ha fatto dell’odio verso tutto ciò che non erano le proprie console e in particolare contro gli smartphone una strategia di “marketing” stia riuscendo in questi giorni a riposizionarsi come una delle più intelligenti e lungimiranti società di questo settore. Con un simpatico add-on di un +53% delle proprie azioni in un colpo solo. Ma tranquilli o tutti voi che state pensando che per fare un colpo del genere ci voleva poco, vi sbagliate alla grande: Pokémon GO è frutto di un lavoro decisamente più pianificato.

Ma tutto questo per dire che cosa? In questo giorni leggendo e riflettendo in giro per l’internet mi sono accorto di non esser stato l’unico ad aver pensato “che gran botta di local marketing!”. Alcuni imprenditori abbastanza fortunati da avere un PokéStop in corrispondenza del proprio negozio hanno già cominciato a sfruttare questa opportunità con delle mosse ai limiti del geniale: dal mettere semplicemente in evidenza la presenza del punto di interessa, all’offrire ricariche gratuite per cellulari mentre siete alla caccia dei vostri Pokémon preferiti o addirittura all’affittare il campo da baseball della società quando la società è in trasferta per una partita per dare la possibilità di catturare mostriciattoli in completa libertà.

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Ma Pokémon GO al suo interno ha abilitati anche gli in-app purchase per consentire agli utenti di comprare oggetti altrimenti di scarsa reperibilità nel gioco (Lure su tutti). Proviamo a immaginare a un bar in corrispondenza di un PokéStop che compra carrettate di Lure (il singolo costa 0,99$) e li mette a disposizione a ripetizione ai propri clienti o passanti della zona e pensiamo a che indotto potrebbe avere con una spesa di meno di 20$ al giorno se si confermassero i numeri di adoption di Pokémon GO nel tempo.

E questo esempio senza provare a pensare che Nintendo (Niantic in realtà per la precisione) possa mettere a disposizione una vera e propria piattaforma di Local Marketing per business. Conoscendoli la vedo molto difficile, ma mai dire mai, in tal caso prevederei sfaceli.

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