Tutti noi abbiamo utilizzato almeno una volta Google Trends nella vita per capire o indagare sulla popolarità che stava avendo un determinato fenomeno in un determinato periodo storico. Si tratta di uno strumento valido, ci dà dati in real time e può essere un ottimo punto di partenza per analisi più approfondite.

Ma! C’è un ma…

Molta gente ha imparato a cercare su Google facendo domande al motore di ricerca invece che cercare per parole chiave ed è recentissima la storia che ha visto coinvolta una simpatica nonnina la quale, per essere sicura di ricevere le risposte corrette, chiedeva a Google “per piacere”. (Io ci scherzo ogni tanto, ma il Googler – ovvero colui che fa ricerche su Google con ottimi risultati – dovrebbe essere una professione).

Possiamo quindi assumere che molte persone, pur non con l’esagerazione della signora di cui sopra, approccino Google nello stesso identico modo. Giusto per fare un esempio, prendiamo questo tweet:

Le considerazioni possono essere due:

  • Possiamo pensare che gli americani siano stupidi – eh, ehm, vabbè – e abbiano deciso di chiedersi chi fosse Mitt Romney solamente dopo averlo votato.
  • Oppure possiamo provare a mettere le cose in prospettiva e capire che probabilmente chi cerca “Chi è Mitt Romney” sia solamente un sottinsieme di persone molto piccolo rispetto al totale della gente che si è informata sul candidato repubblicano in quel periodo.

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… E guarda caso ci azzeccheremmo nella seconda ipotesi.

E il “problema” è presto identificato: Google Trends espone dei risultati che sono relativizzati rispetto alle ricerche che state facendo e non rispetto ad un quadro più generale. Di conseguenza, gli inglesi che stavano cercando “What is the EU?” erano circa un migliaio rispetto ad altri argomenti (vedi il Season Finale di GoT, piuttosto che EURO 2016) che stavano ampiamente dominando la scena.

E quindi ritorno a un mio vecchio adagio: contestualizzare i dati non solo è un arte, è anche un esercizio fondamentale per non rischiare di sembrare degli approfittatori e per non prendere in giro i lettori.

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Liberamente tradotto da Danny Page su Medium.

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