Twitter introduce l’Emoji Targeting

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Diciamoci la verità, ne sentivamo tutti la mancanza.

Quanti di voi non hanno mai sognato di alzarsi durante una riunione e dire “Io targettizzerei tutti quelli che usano le fette di pizza nei propri tweet!”? A me personalmente non è mai venuto in mente, ma riflettendoci potrebbe non essere poi così sbagliato provare a “giocare” sulle emozioni degli utenti in un contesto in cui il numero di caratteri (e di conseguenza la qualità del target identificabile) è estremamente ridotta.

Immaginate di essere una pizzeria da asporto e di voler individuare chi in quel momento nella vostra zona sta guardando gli Europei di calcio (giusto per fare un esempio poco vicino alla realtà) e ha proprio voglia di pizza: geotargeting, keywords targeting, emoji targeting e il gioco è fatto, utente raggiunto. Poi ecco, sta alla vostra pizza convincere l’utente.

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Considerando questi elementi, considerando i 110 miliardi di emoji inviate su Twitter dal 2014, considerato che il 92% degli utenti internet fa un qualche uso delle faccine, ecco, questa idea non sembra più così strampalata come l’incipit dell’articolo poteva far immaginare.

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