DeepText, il motore di analisi testuale di Facebook che imparerà a conoscervi

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I passi in avanti che Facebook sta facendo nel campo dell’intelligenza artificiale potrebbero non essere esattamente sotto gli occhi di tutti, però la creatura di Zuckerberg si estende molto al di là rispetto a quello che siamo normalmente abituati a vedere attraverso lo schermo del nostro smartphone: droni, satelliti, algoritmi e l’ultimo arrivato nella famiglia, DeepText.

Si tratta di un motore evoluto di Natural Language Processing che vuole andare oltre rispetto a quanto visto fino ad oggi sul mercato. In parole più semplici? È un “coso” che legge, elabora e sfrutta tutto quello che i quasi 2 miliardi di utenti Facebook scrivono ogni giorno (400.000 nuovi post e 125.000 commenti ogni minuto, per essere più precisi). Ma evoluto quanto? Evoluto – e in continua evoluzione – abbastanza da aver la pretesa di poter analizzare migliaia di conversazioni in pochissimi secondi, in 20 linguaggi diversi e con un grado di comprensione prossimo a quello umano. Per intenderci, la pretesa dei creatori di DeepText è quella di capire di fronte ad un commento come “Mi piace la pesca!” se l’utente sta parlando del frutto o della pratica sportiva.


Senza entrare in tecnicismi estremi che lasciamo volentieri al blog Code, uno dei primi utilizzi più vicino agli utenti a cui viene spontaneo pensare (vagamente incentivati dal video riportato nella GIF qua sopra) è Messenger. Forte della recente ascesa dei BOT, provate anche solo a immaginarvi un Facebook che sia in grado di proporvi soluzioni a problemi che state esprimendo in chat con un amico. O che sia in grado di capire che avete bisogno di un passaggio e vi attivi automaticamente il BOT di Uber. O che in maniera totalmente trasparente, in generale, possa facilitarvi la vita nella ricerca di informazioni, tool, BOT o altro che difficilmente riuscireste a trovare da soli. Il mio punto di vista già lo conoscete, io non vedo l’ora di toccare con mano questa evoluzione.

Ma immaginate come DeepText potrebbe aumentare considerevolmente la qualità dei contenuti che appaiono sul vostro Newsfeed. Un “coso” – per l’appunto – che sia capace di riconoscere la differenza tra le tonnellate di commenti idioti lasciati sulle pagine Brand e quelli realmente interessanti per voi potrebbe portarvi a tornare a interagire in modo più approfondito. Oppure che sia capace di nascondere commenti di odio, razzisti, discriminatori, … Un Newsfeed più interessante vuol dire utenti più ingaggiati, utenti più ingaggiati vuol dire più tempo e più contenuti nuovi postati su Facebook, più contenuti vuol dire più materiale per DeepText da studiare e su cui imparare e più materiale da studiare vuol dire un Newsfeed più interessante. E in fondo – ma diciamolo sottovoce per non sminuire la portata di questo annuncio – vuol dire più advertising venduto.

C’è un tema forte di privacy e di controllo? Evidentemente sì. È probabilmente è la sfida più difficile che Facebook deve affrontare con tutti questi nuovi sviluppi.

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