Iniziato con Siri nel 2010 e rimasto dormiente per diversi anni, il fenomeno della Voice Search ha subìto un nuovo boost con la presentazione di Google assistant durante il Google I/O 2016.

Nel 2013 circa l’83% degli utenti iOS non utilizzava ancora Siri per – diciamocelo – delle validissime ragioni. È grazie ai millennials che questa tecnologia ha iniziato a prendere piede negli ultimi anni e a diffondersi anche tra gli adulti come strumento per una gestione più veloce delle ricerche e delle attività più frequenti da mobile.

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Google’s Mobile Voice Study – October 2014

Oggi la Voice Search ha raggiunto volumi di traffico considerevoli, tanto da ricoprire il 20% delle query fatte da Android e dall’app Google mobile, come annunciato a maggio da Sundar Pichai – CEO Google.

Ma facciamo un attimo un passo indietro per capire meglio di cosa stiamo parlando: la ricerca vocale di Google sfrutta la tecnologia Natural Language Progessing (NLP) per processare la voce degli utenti e interpretare le loro intenzioni sulla base delle ricerche precedenti. Ne deriva una tecnologia in continua evoluzione, in grado di apprendere i modelli di comportamento dell’utente e di ottenere risultati sempre più accurati.

OK GOOGLE: Quali sono quindi le nuove sfide per chi si occupa di SEO?

google1. Un linguaggio diverso

Col tempo le persone hanno imparato a ottimizzare le loro ricerche per keyword, limitando quindi il testo a poche parole. L’introduzione della Voice Search ha invertito questa tendenza, portando l’utente a utilizzare un linguaggio sempre più naturale e completo.

Ne risulta che gli esperti di SEO dovranno tenere in considerazione scenari molto differenti per le due tipologie di ricerca, includendo un numero maggiore di parole – e quindi di variabili – per l’ottimizzazione legata alla ricerca vocale.

Two extra cents: pensando al modello standard di ricerca online, l’aspetto più rilevante è che tendiamo a rivolgerci a Google ponendo delle domande – forse perché stiamo di fatto cercando delle risposte?

Un metodo per ottimizzare i contenuti potrebbe essere quindi quello di utilizzare gli avverbi tipici delle frasi interrogative – Chi, Cosa, Quando, Dove, Perché – includendo domande e risposte nei propri testi.

2. Assenza di dati

Uno degli aspetti forse più problematici della Voice Search è probabilmente l’assenza di dati che ne traccino l’impatto sulle conversion. Anche se pare che Google introdurrà presto gli analytics relativi alla Voice Search/Google assistant all’interno della Search Console, oggi non esiste ancora un modo di ottenere questi dati o di stimare l’efficacia degli sforzi per ottimizzare la ricerca vocale.

3. Meno traffico sui siti Web

Un altro effetto collaterale della Voice Search, è che per ottenere la risposta cercata non abbiamo nemmeno bisogno di aprire una pagina Web.

E quindi?

E quindi meno traffico al sito, meno visibilità per gli annunci adv, più problemi di tracciamento dei lead e del comportamento degli utenti all’interno del sito.

In conclusione

Se da un lato la Voice Search sta semplificando la vita degli utenti, dall’altra sta lanciando nuove sfide per chi si occupa di SEO che dovrà rivedere i propri parametri di ottimizzazione “Voice friendly” e trovare nuovi modi di ottenere una buona posizione nella SERP.

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