Qualsiasi brand ormai lotta con tutte le sue forze per poter posizionare i propri annunci sulle più disparate piattaforme digitali, ma un target ben definito di utenti se ne sta fregando altamente.

I cosiddetti Millenials e gli appartenenti alla Generazione Z (quella piccola fetta di mercato che va dai 16 ai 39 anni) afferma molto apertamente che la pubblicità che invade le bacheche dei siti che visitano è uno dei motivi per cui smettono di frequentarli. Il 74% sostiene di non apprezzare – per essere buoni – le pubblicità targettizzate sui Social.

Il 57% del target più giovane riduce o smette di utilizzare un sito a causa delle pubblicità targettizzate, però di contro il 53% di loro si fida dei Social Network quando si tratta di fare ricerche di prodotti per l’acquisto online. Questa percentuale scende drasticamente al 29% se ci spostiamo sulla Generazione X o sui Baby Boomers.

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Considerati questi risultati, la lotta per gli spazi pubblicitari in retargeting è veramente una guerra di qualità oltre che di soldi, investimenti e forza. Una frequenza troppo alta o un annuncio troppo specifico possono risultare più che fastidiosi e generare il sospetto di aziende stile “Grande Fratello”.

Il 47% degli intervistati US dichiara di sentirti a proprio agio nel vedere tracciate e rivendute a terzi le proprie abitudini di acquisto purché se ne tragga un vantaggio economico e quindi una delle soluzioni al problema evidenziato potrebbe essere quella di creare più consapevolezza e conoscenza sul come funziona il retargeting e sul come utilizza i dati.

D’altro canto, gli utenti dovranno abituarsi abbastanza in fretta (oddio, digitalmente parlando sono ere geologiche) perché entro il 2021 le revenue da Native Display Advertising – termine che include anche tutto quello “gira” integrato nei feed di Facebook, Twitter & co. per intenderci – cresceranno fino a coprire il 74% dello speso in Display, contro un 56% odierno. Tutto questo fenomeno è fortemente guidato dal fatto che i Social Network vivono grazie a questi spazi pubblicitari ma anche dall’introduzione di nuove tecnologie sul programmatic che renderanno ancora più semplici e molto più scalabili gli investimenti su queste tipologie di campagne.

Liberamente tradotto da Business Insider.

 

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Classe 1985, si occupa di Social Media per agenzie e aziende ormai da 6 anni. Laureato in Ingegneria, ha fatto dell’analisi dei dati le fondamenta del suo approccio al mondo del Marketing. Misurabilità, KPI e tracciabilità sono le sue parole d’ordine, Excel e Insight i suoi principali “tool” di lavoro. Quando non è impegnato dietro un computer, corre. Troppo.

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