Succede che hai raccontato più e più volte di come il successo di House of Cards sia principalmente dovuto a una magistrale analisi dei dati di ascolto condotta da Netflix sui propri utenti.

Succede poi che incappi in un video del CEO della stessa compagnia che – sintetizzo – dice: “Sì, va bene, ok i dati, ma alla fine le scelte che facciamo sono scelte di pancia.”

E stranamente ti trovi d’accordo.

Alla fine son convinto che i dati siano fondamentali, – sarei pazzo ad affermare il contrario – aiutano a indirizzare, a capire, a leggere, a interpretare, misurare, … un progetto o una strategia. Ma non sono sufficienti. L’esperienza, il rischio, l’azzardo e, alla fin fine, le sensazioni fanno la differenza tra una scelta giusta e una scelta sbagliata.

Anche perché, come sostengo da parecchio tempo, ad un dato si può far raccontare più o meno quello che si vuole e di conseguenza si corre il rischio di lasciarsi convincere di una propria convinzione. Sì, sembra paradossale.

Quindi niente più dati?

No, un altro punto con cui mi trovo d’accordo con Reed Hastings è che l’analisi dei dati ci permette di differenziare il rischio, di portare avanti più scelte contemporaneamente e di misurarne l’efficacia praticamente in tempo reale invece che focalizzarsi su un solo “prodotto”. Di massimizzare, sotto sotto, le nostre possibilità di successo.

Viva i dati.

NO COMMENTS

Rispondi