Niente “Ma cosa sta dicendo?!”, niente scandali, niente battute blasfeme. Ora vi spiego perché i dati provenienti dai Social sono sostanzialmente inutili se non contestualizzati a dovere.

I dati “visibili”. Sono le foto che caricate su Instagram, i video che caricate su Facebook, i like che spargete su qualsiasi contenuto vi passi tra le mani. Sono chiaramente influenzati dal vostro umore, dai pregiudizi, anche da ciò che succede del mondo. Insomma, non esattamente affidabili.

Giusto per fare un esempio, se intervengo in una discussione politica, non necessariamente ne sono interessato, magari lo sto facendo solamente per apparire più intelligente verso qualcuno. E questo contesto aggiuntivo il commento non permette di riconoscerlo.

È falso, non sincero, eppure il contenuto del commento è quello che stiamo esplicitamente dichiarando al mondo. E in fondo è nella natura umana vivere per raccontare storie migliori, per presentare una versione migliore di noi stessi. E quindi i dati che raccogliamo sono inutili.

E questo ci porta alle intenzioni e ai comportamenti. Tipicamente, chi ha a che fare con queste tonnellate di dati, si mette alla ricerca delle intenzioni e cerca una conferma tramite i comportamenti degli utenti. Il problema è che l’intenzione non è sempre così ovvia. I dati provenienti dalla Search possono essere sicuramente un buon punto di inizio (noi cerchiamo seguendo le nostre intenzioni) ma non è sufficiente, è necessario incrociare altre fonti per raggiungere un risultato utilizzabile.

Anche qui, proseguiamo l’esempio: se ho lasciato quel commento di prima, ho cercato su Google il nome e cognome di una persona con cui ho interagito, su Amazon sto navigando una sezione femminile e su Spotify sto ascolando la playlist “Love”, ecco, questi quattro “data points” assumono tutto un altro significato e delineano il contesto corretto rispetto a quello che avevamo ipotizzato all’inizio.

Più ne sai. Tutti dovrebbero utilizzare i dati “visibili” insieme alle intenzioni e ai comportamenti, sia che si tratti di un marketer, di uno stratega politico, di un planner o di uno stagista. Non possiamo fidarci di quello che la gente ci dice, perché è una bugia.

Liberamente tradotto da qui.

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Classe 1985, si occupa di Social Media per agenzie e aziende ormai da 6 anni. Laureato in Ingegneria, ha fatto dell’analisi dei dati le fondamenta del suo approccio al mondo del Marketing. Misurabilità, KPI e tracciabilità sono le sue parole d’ordine, Excel e Insight i suoi principali “tool” di lavoro. Quando non è impegnato dietro un computer, corre. Troppo.

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